CHIESA

La chiesa così come la vediamo oggi è il risultato di numerosi interventi; abbiamo notizia delle modifiche che si sono succedute da fine Ottocento fino ad oggi grazie a questo testo del libro di Giampaolo Trotta “Oltre la Greve”

Alla fine dell’Ottocento si decide di ristrutturare ed ampliare la chiesa di S. Lorenzo al Ponte a Greve(1). Il parroco, Attilio Brogioni, con il concorso degli Origo(2), ancora patroni della chiesa, dà incarico del progetto all’ingegner Oreste Formigli (3), che redige una perizia il 24 febbraio 1897(4), cui ne seguirà un’altra relativa ad ulteriori lavori predisposti (i pagamenti al professionista sono del 1909).

Per tali ingenti opere il parroco chiede anche un mutuo al Monte dei Paschi di Siena. Esplicate tutte le pratiche, il cantiere risulta in pieno fervore nel 1906/’7, sotto la direzione del Formigli, che il 20 giugno 1906 è pagato a saldo anche per la “Perizia, Progetto e Collaudo” relativi alle opere eseguite nelle case da “pigionali” di proprietà della chiesa.

Demolita la parete absidale, l’edificio è ampliato con l’addizione di un nuovo presbiterio ed il livello del pavimento viene, anche in questo caso, rialzato.
Secondo la moda imperante, pure a Firenze, tra Otto e Novecento, all’edificio sacro viene impresso un carattere decisamente neogotico, conforme a quel Gothic Revival che aveva caratterizzato l’Europa – e non solo – del XIX secolo e che, nel capoluogo toscano, era stato codificato non tanto dagli interventi del Matas a S. Croce (1854/’63), quanto da quelli del De Fabris a S. Maria del Fiore (1870/’87), decisamente “in ritardo” rispetto ad altre regioni e, soprattutto, ad altri stati(5).

Se l’eclettismo neorinascimentale, propugnato dal Poggi come insostituibile linguaggio unitario della nuova Italia, con il suo decor aveva informato di sé l’intera città e gli spazi della borghesia liberale, nelle nuove periferie, ma soprattutto nei dintorni, nei ‘traguardi ottici’ di riferimento nel paesaggio, si era affermato l’amore per il ritorno ad un medioevo austero e ferrigno, di rustica ed orgogliosa matrice locale, esaltata dall’uso della pietraforte. Tale filone autoctono, che “ripescava” filologicamente nelle architetture della Repubblica Fiorentina, però, è influenzato anche da esperienze medievali d’Oltralpe, così come il Neorinascimento del Poggi non è solo Rinascenza toscana, ma sapiente mescolanza eclettica di disparate citazioni anche venete e romane, poi sfociate nello Stile Albertino. Qui la motivazione, invece, non sta tanto – o non solo – nella ricerca di un nuovo linguaggio nazionale (il Romanico e il Gotico alla base dell’Italia moderna), quanto forse in quella estetica influenzata anche dallo storicismo delle colonie straniere.
Intellettuali, proprietari ed antiquari dell’epoca, innestando alcuni elementi ultramontani sulla robusta “pianta nazionale” del Medioevo italiano, attuano una scelta “patriotica” maggiormente aperta all’Europa, in quel clima cosmopolita che caratterizza la Florentia felix di fin du siècle e fino alla guerra mondiale.

Dalla collina di Bellosguardo la forte colonia inglese irradia non solo l’amore per il Rinascimento, ma anche quello per il Medioevo, che puntualmente ritroviamo anche in tutta la zona sudoccidentale: dalla Torre del Gallo al Castello di Marignolle; da villa Franceschi a Scandicci Alto alla cappella Farinola di Torre Galli (L. Del Moro, 1874); dal cimitero evangelico degli Allori (G. Boccini, 1870) a quello di Soffiano (M. Maiorfi, 1894). Nel campo dell’architettura religiosa – in cui il “ritorno al Medioevo” ha pure un connotato simbolicamente austero ed evangelico, quasi “preraffaellita” – rammentiamo ancora, nella zona, la cappella del convento di S. Verdiana a Bellosguardo (S. Pirisini, 1888); la chiesa di S. Leone Magno (S. Pirisini); i restauri in stile di quelle di S. Maria a Marignolle (E. Cerpi, 1903) e di S. Maria a Soffiano (1872/‘73); la ricostruzione del campanile di S. Martino alla Palma (1884)(6). Sono solo alcuni esempi di quella quasi sterminata serie di spazi rimodellati internamente secondo forme neogotiche (fino a comprendere gli arredi e le suppellettili) che, come a S. Lorenzo, il ‘rifiuto’ codificatosi negli Anni Cinquanta-Settanta ha quasi del tutto cancellati. Come ha giustamente osservato Dezzi Bardeschi(7),

«ogni ri-proposta fatta per immagini frugando e rifrugando nel sempre compiacente magazzino-archivio delle Forme […] porta con sé un singolare effetto di Stile che non può che far “delirare” l’archetipo, distorcendo il modello e assoggettandolo ad una inevitabile eretica erosione dal suo stesso interno».

interno-1907

[Interno del 1907 della chiesa di San Lorenzo a Ponte a Greve]
Per questo, oggi, possiamo osservare la ristrutturazione neogotica di S. Lorenzo più nelle foto d’epoca che nella realtà.

La navata è scandita da tre arcate sestiacute su ognuna delle due pareti longitudinali, cieche ad eccezione della terza a sinistra, che immette nella cappella laterale. Le ghiere degli archi presentano finti conci dipinti, alternativamente chiari e scuri, secondo l’uso del policromismo medievale in marmo; i semipilastri che li sorreggono hanno spigoli smussati e sono connessi perimetralmente da un cornicione con sottocornice dentellata. Al di sopra degli archi si aprono oculi con vetri piombati; la copertura, a capriate, presenta i consueti motivi decorativi geometrici medievali (due-trecenteschi).

I lavori sono eseguiti dalla ditta Angiolo Bolognesi (saldata nel 1914)(8); le decorazioni da Francesco Innocenti (come risulta dai pagamenti del giugno e agosto 1907) e da Gino Frittelli (saldo del maggio del medesimo anno).

L’affresco con la Madonna del latte è staccato, rimontato su rete metallica, nuovamente murato lungo la parete destra (all’interno dalla prima arcata cieca) e restaurato dal pittore Giuseppe Dini (pagamenti del 4 luglio 1907 e del 19 marzo 1908).
Due semipilastri e due pilastri a sezione ottagonale, con capitelli a foglie, sorreggono brevi architravi laterali, su cui si imposta l’arcone sestiacuto che divide la nave dal presbiterio, arcone qualificato anch’esso da finti conci in bicromia. Il presbiterio ha un “pavimento a mosaico a pezzi grossi”, eseguito dalla ditta Pavimenti alla Veneziana di Oreste Loioli & Nipoti (pagamento del 31 luglio 1907), e un altare alla romana con due gradi ed ara su colonnini laterali. Perimetra le pareti un’ampia fascia dipinta a motivi geometrici; tra i due pilastri frontali è un balaustrato con un piccolo cancello ligneo traforato a motivi medievali, opera del falegname Ettore Gazzeri (pagamenti del 1907). Allo stesso artigiano dobbiamo anche la “balaustrata con mensole, dell’Organo“, che si innalza nella parete di fondo del presbiterio, cui si accede da un ambiente della canonica, a destra, e al cui montaggio collabora anche il falegname Agostino Maioli.

Tale cantoria è sorretta da mensoloni a volute ed ha un parapetto con pannellature decorate da elementi circolari traforati. Qui è l’organo, la cui mostra è incentrata su un grande arco sestiacuto lumeggiato d’oro e alla quale lavora il “legnaiolo” Angiolo Raddi nello stesso 1907 (“Fatti due parapetti per l’Organo [.. .]; più fatto il coperchio che fa da tetto all’organo […]; fatti gli sportellini all’organo […]”). Lo strumento è restaurato e accresciuto di due registri (un Clarone e un’Unda Maris “ossia voce tremula dal Do n.° 27”, che vanno “molto bene per l’ambiente più amplio”) da Pietro Paoli, appartenente a quella nota famiglia di organari autrice, sessantacinque anni prima, del rammentato organo di Ugnano (perizia del 19 gennaio 1907; pagamento di lire 300 del 19 agosto del medesimo anno).
La copertura del presbiterio è realizzata mediante una volta a crociera, con nervature decorate a motivi geometrici, fitomorfi e con teste di angeli, e nelle cui quattro vele, con fondo a cielo stellato (costato ben 450 lire), secondo la tipologia trecentesca, sono altrettanti tondi con Cristo benedicente, un Angelo, S. Lorenzo, Papa Sisto, opera dei medesimi pittori precedentemente rammentati.

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[Interno attuale della Chiesa di San Lorenzo a Ponte a Greve]

Il nuovo pulpito fu costruito dal Raddi, già ricordato (saldo del 9 febbraio 1908), mentre Zulimo Bernardi costruì gli arredi fissi: due confessionali e il ciborio per l’altar maggiore, tutti rigorosamente in “stile Trecento” (giugno 1907). Purtroppo, ad eccezione delle sole membrature architettoniche (ritinteggiate di grigio) e delle pitture della crociera, nulla rimane di questo interno neo-medievale d’inizio secolo, un vero “spaccato” storico del gusto dell’epoca.

Come abbiamo veduto in occasione della ricostruzione dell’oratorio di Ugnano, anche in quest’occasione furono predisposti solenni festeggiamenti, per i quali fu creato un apposito comitato.

Per l’inaugurazione della chiesa, il 4 agosto 1907 fu realizzata “una piccola macchina di fuochi artificiali” dalla ditta Agostino Tazzi; l’intero paese venne illuminato a festa dalla “rinomata Ditta Fratelli Ticci” di Pieve a Settimo (“fiaccolate e decorazioni per Feste Sacre e popolari”), così come furono illuminati la “nuova” facciata dell’edificio sacro (compositivamente incentrata sul portale architravato neomedievale, sormontato da lunetta sestiacuta con la raffigurazione a mosaico di S. Lorenzo) ed il campanile, con la sua guglia a bulbo.

Venne montato il palco per la musica ed il coro di Quinto eseguì la messa cantata. Semplici feste popolari di quel borghetto ancora suburbano, tra colline e pianura impeccabilmente coltivate, nelle “notti” estive di S. Lorenzo: di lì a pochi anni la Grande Guerra avrebbe spazzato via la serenità anche delle popolazioni di queste terre.
In quegli stessi anni l’elettrificazione della linea tranviaria Firenze-Casellina collegava in modo migliore i borghi lungo la via Pisana alla città e al capoluogo della Comunità suburbana, divenendo tale strada sempre più arteria fondamentale per l’economia e la vita di queste zone.

 


  1. La canonica aveva subito alcuni interventi di ristrutturazione già all’inizio del XIX secolo, allorché, nella sala al primo piano, venne realizzato un caminetto in pietra serena, con stipiti lavorati e foglia d’acanto fiancheggiata da volute scolpita nell’architrave, secondo stilemi ancora tardosettecenteschi.
  2. C. C. CALZOLAI, 1970, p. 92.
  3. Il Formigli era socio del Collegio degli Architetti e Ingegneri di Firenze dal 1876; dal 1891 al ’93 aveva restaurato, con Enrico Ceramelli, la cupola e il campanile di S. Frediano in Cestello. Fece parte della commissione per la compilazione del noto Dizionario Tecnico, promosso dal Collegio rammentato. Su di lui vedasi: C. CRESTI – L. ZANGHERI, 1978, p. 98.
  4. Per queste e le notizie seguenti vedasi: A.P.P.G., Lavori di ampliamento della chiesa, carte sciolte non inventariate né numerate.
  5. Ved.: Il Neogotico nel XIX e XX secolo, a cura di R. BOSSAGLIA, atti del convegno, Milano 1989.
  6. G. CONTORNI, i dintorni di Firenze e il Neogotico: progetti, restauri e nuove architetture, in Il Neogotico […], 1989, vol. II, pp. 300-306; G. TROTTA, 1989, p. 194.
  7. M. DEZZI BARDESCHI, Neogotico, una questione di stile, in Il Neogotico […], 1989, vol. I, p. 413.
  8. A.P.P.G., carte sciolte non inventariate né numerate. Lo stesso vale anche per tutte le notizie seguenti